Esercizi - 3. L'interazione

ESERCIZIO 3.1       

Scegliete, tra quelli descritti nel Paragrafo 3.5, due stili d’interfaccia di cui avete esperienza. Usate il modello dell’interaction framework per analizzare l’interazione implicita nell’utilizzo di questi stili d’interfaccia per estrarre delle informazioni da un database. Quale delle distanze descritte dal modello è maggiore nei vari casi?

Risposta

Per questo esercizio non c’è un’unica risposta, quindi daremo un esempio di stile di risposta adatto e il livello di analisi appropriato.

Dovreste sapere che, sebbene venga usato il termine distanza, non è stata associata alcuna misura reale a nessuna delle traduzioni nell’interaction framework. Di conseguenza, questa analisi può essere solo informale e avere origine dall’intuizione e dall’esperienza di vari stili d’interfaccia. Come è stato detto nel Paragrafo 3.2.3, la valutazione di un’interazione con l’interaction framework può essere solo relativa a un compito. Per questo esempio sceglieremo un semplice compito di selezione di record da un database bibliografico in linea. I due stili d’interfaccia che analizzeremo sono un’interfaccia a linguaggio naturale e una a riga di comando.

Il compito è selezionare dal database bibliografico una serie di riferimenti che soddisfino alcuni criteri di ricerca.

Una volta che è stato formulato nel task language dell’utente (per esempio, l’utente vuole vedere tutti i libri scritti da Alan Dix dal 1990), il compito deve essere articolato nel linguaggio d’input. Lo stile d’interfaccia a linguaggio naturale consentirebbe di immettere l’interrogazione di selezione esattamente come la si pensa. La distanza di articolazione è breve sia perché l’interrogazione è facile da articolare (e ancor di più se viene fornita un’interfaccia parlata invece della digitazione) sia perché la copertura è totale (si può articolare qualunque cosa come interrogazione). D’altra parte, per l’interfaccia a riga di comando, il vocabolario limitato del linguaggio d’input rende più difficile articolare un compito, anche se il linguaggio consente una copertura completa in termini di possibili interrogazioni. La vera difficoltà per l’interfaccia a linguaggio naturale è il modo in cui il sistema traduce l’espressione d’input nell’interrogazione che accede ai record della bibliografia. La traduzione della prestazione sarà molto più facile per l’interfaccia a riga di comando perché quest’ultima può anche non richiedere la traduzione dell’espressione d’input, essendo quel linguaggio già stato costruito con il motore di database in mente. Possiamo vedere, quindi, che per l’interfaccia a linguaggio naturale, la distanza più grande è quella in termini di prestazione, mentre per l’interfaccia a riga di comando è quella di articolazione. L’analisi precedente, però, tratta le sole traduzioni esecutive. Dal punto di vista della valutazione, l’interfaccia a linguaggio naturale deve cercare di presentare i risultati dell’interrogazione al database nella stessa forma in cui l’utente ha espresso l’interrogazione. In genere, questa può essere una traduzione difficile per il sistema, che deve rispondere alle domande nello stile arbitrario in cui sono state poste dall’utente. Se però ci si riesce, l’osservazione da parte dell’utente dovrebbe essere facile.

Per l’interfaccia a riga di comando, non ci sono garanzie che il risultato dell’interrogazione venga visualizzato automaticamente e può darsi che l’utente debba richiederlo esplicitamente (e specificare anche il tipo di formattazione). Trascurando questo aspetto, la presentazione è più facile, perché il linguaggio di output può essere molto vincolato. L’osservazione è resa più difficile, perché l’utente deve tradurre l’output in termini della formulazione originale del compito. Per esempio, avendo chiesto i libri di Alan Dix pubblicati dopo il 1990, può essere difficile trovare il nome dell’autore e l’anno di pubblicazione di un testo per determinare se i record risultanti soddisfano le aspettative.

Per quanto riguarda la valutazione, l’interfaccia a linguaggio naturale ha una maggior distanza di presentazione e l’interfaccia a riga di comando una maggior distanza di osservazione. In generale, perciò, ci si aspetterebbe che l’interfaccia a riga naturale sia più facile da usare dal punto di vista dell’utente, ma più difficile dal punto di vista di chi ha creato il sistema; l’opposto dovrebbe valere per un’interfaccia a linguaggio di comando. Ci sono alcuni problemi che in questo caso non sono stati affrontati, per esempio la visualizzazione di molti record che soddisfano l’interrogazione e la possibilità di riusare l’output di un’interrogazione come input della successiva al fine di eseguire le ricerche complesse con facilità. Poiché la traduzione in termini di prestazioni è più complessa per lo stile d’interfaccia a linguaggio naturale, è importante che l’interfaccia a linguaggio naturale presenti i risultati dell’interrogazione in modo che l’utente possa determinare se il sistema ha inteso l’interrogazione originale nel modo che lui aveva previsto. Questo implica la traduzione della presentazione reiterando simultaneamente sia l’interrogazione sia i record selezionati. Nel nostro esempio, poiché l’utente era interessato all’autore e alla data di pubblicazione, sarebbe opportuno che quelle informazioni venissero messe in evidenza all’interno dei risultati. Non è stato considerato, nemmeno, quale effetto ha l’esperienza d’uso del sistema. Man mano che gli utenti si abitueranno alla sintassi e alla semantica di un linguaggio di comando, si presuppone che le difficoltà diminuiranno. Un altro problema è che un output in linguaggio naturale prolisso può limitare il numero di record che si possono visualizzare simultaneamente.

La conclusione, quindi, è che nonostante le analisi informali suggerite dall’esercizio siano molto affascinanti, non possono rappresentare l’ultima parola sull’analisi di un sistema interattivo; invece, i nostri giudizi devono essere diventare più precisi e concreti.